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Leucemia mieloide cronica: è possibile interrompere la terapia ma con cautela, specie nei pazienti giovani

Comunicazione

Presentati al congresso della American Society of Hematology in California i risultati di uno studio sulla sospensione di terapia durato sette anni che ha coinvolto 112 pazienti affetti da LMC in tutto il mondo La Leucemia Mieloide Cronica (LMC) era un tempo una malattia mortale entro due-tre anni d...

Data di pubblicazione:

03/12/2018, 00:00

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Presentati al congresso della American Society of Hematology in California i risultati di uno studio sulla sospensione di terapia durato sette anni che ha coinvolto 112 pazienti affetti da LMC in tutto il mondo

La Leucemia Mieloide Cronica (LMC) era un tempo una malattia mortale entro due-tre anni dalla diagnosi. La terapia con Imatinib e altri inibitori della proteina Bcr/Abl, causa della malattia, hanno talmente cambiato la prognosi della LMC che ora un paziente può avere un’aspettativa di vita normale. Lo studio coordinato dal professor Carlo Gambacorti-Passerini, docente di Ematologia all’Università di Milano-Bicocca e direttore del reparto di Ematologia dell’Ospedale San Gerardo di Monza, finanziato da AIRC e Regione Lombardia, ha ulteriormente avanzato la frontiera della terapia di questa malattia.

«In molti casi arriviamo dopo alcuni anni di terapia in una situazione in cui non c’è più nessun segno rilevabile della presenza della leucemia – afferma il professor Gambacorti-Passerini – e quindi non è semplice capire se il paziente vada trattato ulteriormente oppure no». Insieme ad altri 14 centri sparsi in Italia, Europa e in tutto il mondo, dal Canada ad Israele alla Corea del Sud, lo studio ISAV (Imatinib Stop And Validation) ha coinvolto 112 pazienti affetti da leucemia mieloide cronica senza segni rilevabili di malattia da almeno 18 mesi che avevano interrotto la terapia e sono stati strettamente monitorati successivamente. I risultati finali dello studio, ottenuti dopo quasi sette anni dall’inizio, sono stati presentati ieri al meeting della Società Americana di Ematologia (American Society of Hematology – ASH), il congresso ematologico di maggior rilevanza a livello internazionale, che si è appena tenuto a San Diego in California.Circa la metà dei pazienti non ha dovuto riprendere la terapia con Imatinib, mentre nell’altra metà dei casi i pazienti hanno dimostrato un risveglio della malattia e quindi hanno dovuto riprendere la terapia: tutti i pazienti recidivati hanno comunque riottenuto una remissione della leucemia con la ripresa del trattamento e in nessun caso si è sviluppata resistenza al farmaco. «È importante notare – aggiunge Carlo Gambacorti-Passerini – che mentre la maggior parte di questi pazienti ha sviluppato recidiva entro sette-otto mesi dall’interruzione della terapia, in alcuni casi ciò è avvenuto dopo anni, in un caso dopo quasi cinque anni».

Dall’analisi dei dati è emerso che il rischio di recidiva è maggiore nei pazienti giovani, con meno di 45 anni di età. Questo risultato apre nuove prospettive di studio, al fine di comprendere quali siano i meccanismi sottostanti alla recidiva o al mantenimento della remissione della malattia nei diversi pazienti. Infatti anche molti dei pazienti non recidivati hanno mostrato saltuari test positivi per la presenza di cellule leucemiche, che si sono tuttavia auto-eliminate col tempo e senza la reintroduzione di Imatinib.

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Ultimo aggiornamento:22 dicembre 2023 alle ore 01:00

«Da un punto di vista pratico è molto rilevante sapere che alcuni pazienti affetti da LMC possono in effetti sospendere la terapia e che la loro percentuale è pari a circa il 20-25 per cento del totale – conclude Gambacorti-Passerini – ma è altrettanto importante ricordare che la presenza di cellule leucemiche deve essere monitorata in ogni caso per diversi anni dopo la sospensione del trattamento».

Per maggiori informazioniUfficio Stampa Università di Milano-BicoccaMaria Antonietta Izzinosa 02 6448 6076 - Cell. 338 6940206Luca Salvi 02 6448 6136ufficio.stampa@unimib.it

ASST MonzaUfficio StampaDirezione GeneraleVeronica Todaro 039 233 9890 - Cell. 337 1497706v.todaro@asst-monza.it