Disturbi neurologici meno frequenti e nella maggioranza dei casi, risolti, spesso anche in tempi brevi, nelle ondate pandemiche successive alla prima. Questi gli esiti dello studio Neuro-COVID Italy, promosso dalla Società Italiana di Neurologia (SIN), recentemente pubblicato sulla rivista scientifi...
24/07/2023, 00:00
Disturbi neurologici meno frequenti e nella maggioranza dei casi, risolti, spesso anche in tempi brevi, nelle ondate pandemiche successive alla prima. Questi gli esiti dellostudio Neuro-COVID Italy, promosso dallaSocietà Italiana di Neurologia (SIN), recentemente pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Neurology, giornale ufficiale della American Academy of Neurology.
I disturbi neurologici associati all'infezione da COVID-19, chiamati collettivamente con il termine “neuro-COVID”, sono tra gli aspetti più allarmanti, controversi e meno compresi della recente pandemia. Si tratta di sintomi e malattie diverse - dall’encefalopatia acuta (ovvero un grave stato confusionale, con disorientamento e allucinazioni) fino all’ictus ischemico, l’emorragia cerebrale, le difficoltà di concentrazione e memoria, la cefalea cronica, la riduzione dell’olfatto e del gusto, alcune forme di epilessia e di infiammazione dei nervi periferici.
Il progetto Neuro-COVID Italy ha coinvolto38 unità operativedi Neurologia in Italia e nella Repubblica di San Marino ed è stato coordinato dal prof.Carlo Ferrarese, direttore dellaClinica Neurologicadell’Università di Milano-Bicocca presso la Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza.
Lo studio, ideato dai ricercatori dell’Università degli Studi di Milano (prof.Vincenzo SilanieAlberto Priori, rispettivamente Direttore del Dipartimento di Neuroscienze di Auxologico IRCCS e Direttore della Clinica Neurologica III, Polo Universitario San Paolo) e di Milano- Bicocca (prof. Carlo Ferrarese), è stato presentato al Comitato Etico di Auxologico IRCCS a Milano il 26 marzo 2020, ed è durato per un periodo di70 settimane, da marzo 2020 fino a giugno 2021, con un successivo follow-up fino a dicembre 2021.
Su quasi 53000 pazienti ospedalizzati per COVID-19, circa2000 pazientierano affetti da disturbi neuro-COVID e sono stati seguiti per almeno 6 mesi dopo la diagnosi, per analizzare l’evoluzione dei disturbi.
«Lo studio Neuro-COVID Italy è stato un grande lavoro di squadra, svolto con impegno e dedizione da160 neurologiimpegnati in prima linea durante il periodo più duro della pandemia - afferma Carlo Ferrarese, coordinatore dello studio. Lo studio è stato promosso dalla Società Italiana di Neurologia, che fin dall’inizio ha supportato tutte le attività di ricerca».
Ultimo aggiornamento:22 dicembre 2023 alle ore 01:00
Un secondo dato, riguarda ilrecupero neurologiconei mesi successivi all’infezione, come spiega il professore Carlo Ferrarese: «In oltre il60 per centodei pazienti c’è statouna risoluzione completa dei sintomineurologici oppure la persistenza di sintomi lievi, che non impediscono le attività della vita quotidiana. Questa percentuale arriva a oltre il 70 per cento per i pazienti in età lavorativa, tra i 18 e i 64 anni».
«Non bisogna però dimenticare che - prosegue Ferrarese - in circa il30 per centodei pazienti, i sintomi neurologici sonodurati oltre i 6 mesi dall’infezione. Questo è vero soprattutto per quanto riguarda i pazienti con ictus associato all’infezione da COVID, che nelle prime ondate sono stati gravati anche da una elevata mortalità intraospedaliera.
Ma anche per idisturbi cognitivi, della concentrazione e della memoria, larisoluzionedei sintomi è statamolto più lentarispetto ad altre condizioni neurologiche, tanto da rientrare in quella che è stata chiamata sindromelong-COVID. Questa nuova sindrome è attualmente seguita in molti centri neurologici coinvolti nello studio».
Il professorAlberto Priori, direttore della Scuola di Specializzazione in Neurologia e della Clinica Neurologica dell’Università degli Studi di Milano presso il Polo Universitario San Paolo alla ASST Santi Paolo e Carlo di Milano, che con i suoi collaboratori ha descritto per primo i disturbi cognitivi associati al COVID, rileva inoltre che «se, quando e quanto l’infezione da Sars-Cov-2 potrà determinare un incremento del rischio di patologie neurologiche ad essa correlate a distanza di anni rimane ovviamente da essere studiato. Visti i dati della pandemia appena finita, i numeri potrebbero ipoteticamente essere importanti. Ciò implica che i sistemi sanitari europei oltre che le società scientifiche dovrannomonitorare attentamente il quadro neuro-epidemiologicoe dedicare sin da ora risorse specifiche a tale osservazione nel tempo».
«Lo studio Neuro COVID Italy ci rende orgogliosi – concludeVincenzo Silani– per avere intuito precocemente ilcoinvolgimento del sistema nervosonella pandemia legata al COVID ed avere così determinato la raccolta dei dati nella penisola tracciando una prima valutazione dell’impatto neurologico in acuto e nel lungo termine della pandemia».